I cinque sensi del feto

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Se chiedessimo ad un bambino “Quanti e quali sono i nostri sensi?”, egli, quasi sicuramente, risponderebbe “Semplice, sono cinque!”, e poi comincerebbe ad elencarli “vista, udito, olfatto, gusto e tatto”.

L’ordine potrebbe sembrare casuale, ma in realtà non lo è. Esiste come una sorta di stereotipo riguardo l’importanza dei nostri sensi che porta a considerare come il più importante ed indispensabile la vista e marginale il tatto.
In realtà, nell’embrione la pelle ed il relativo senso del tatto fanno la loro comparsa prima degli altri sistemi sensoriali, precedendo il sistema vestibolare, il gusto, l’olfatto, l’udito e la vista, seguendo, così, la legge biologica per cui più una funzione è precoce, più è probabile che sia fondamentale.
In embriologia è stato visto che la pelle si origina dall’ectoderma, uno dei 3 foglietti embrionali, tra la 4° e l’8° settimana gestazionale, dal quale prendono forma anche gli altri organi di senso, i capelli, lo smalto dei denti ed il sistema nervoso, che risulta così essere in contatto permanente con la pelle e gli altri organi.
Alcuni studiosi esaminarono i riflessi di feti abortiti e mostrarono che dalla 7° settimana e mezzo di gestazione un leggero tocco sul labbro o sulle ali del naso producono un’attività riflessa di rooting (rotazione del capo verso la stimolazione). Tra l’8° e la 9° settimana l’area di sensibilità si estende ed include il mento e la parte laterale della bocca e del naso. Tra la 10° e 11° settimana diventano sensibili alla stimolazione tattile anche le palpebre e la fronte ed il feto presenta stimolazioni palmari (riflesso di prensione). La responsività della pianta del piede diventa evidente nella 12° settimana, come anche la risposta alla stimolazione delle cosce e delle gambe. Tra la 13° e la 14° settimana l’intera superficie del corpo è sensibile al tatto, fatta eccezione per la parte alta e posteriore della testa, insensibili fino alla nascita.
Il gusto e l’olfatto presentano uno sviluppo parallelo. Le papille gustative entrano in funzione solo a partire dalla 14° settimana di gestazione e, nello stesso periodo, nelle fosse nasali iniziano ad essere presenti i primi neurorecettori olfattivi. Il liquido amniotico è influenzato dall’alimentazione materna e può, quindi, generare una preferenza alimentare perché ingurgitato, inalato, digerito ed eliminato. L’odore e il gusto del liquido amniotico preparano il feto a riconoscere l’odore e il gusto del latte materno. Infatti, già una settimana dopo il parto il neonato è in grado di distinguere l’odore della propria madre dall’odore di altre donne. Riguardo al gusto, un neonato è capace di distinguere dolce, salato, amaro perché sono sapori già presenti nel liquido amniotico ed è proprio questo che determina le preferenze alimentari. La preferenza per il dolce sembra essere legata al processo di sopravvivenza della specie. Fin dalla preistoria l’uomo preferisce il dolce, perché cibo più energetico e sicuro, mentre le sostanze amare sono più tossiche e pericolose, quindi respinte.
L’udito inizia la sua formazione intorno alla 10° settimana di gestazione, ma entra in funzione solo alla 20° settimana. Le sonorità ascoltate dal feto sono per lo più sonorità biologiche: battito cardiaco, respirazione, gorgoglii intestinali, ed è il liquido amniotico a fungere da amplificatore dei suoni. Ma il feto riesce a sentire anche le voci che vengono dall’esterno, tanto da riuscire solo dopo 3 giorni dalla sua nascita a distinguere il suono della voce materna. Infatti, è stato provato che leggere delle storie, ascoltare delle musiche durante la gravidanza produce nel bambino, alla nascita, sensazioni di rassicurazione e tranquillità.
La vista entra in funzione solo alla 30° settimana di gestazione. In questo periodo la parete addominale materna lascia filtrare la luce che viene percepita come rossiccia e durante un’ecografia si potrebbe addirittura vedere il feto che copre gli occhi con le sue mani. Prima si riteneva che il neonato alla nascita non vedesse; in realtà il sistema visivo è funzionante e gli oggetti e i volti sono ben visibili ad una distanza di 20 – 35 cm (la distanza che intercorre tra madre e bambino durante l’allattamento).
Le tecniche ultrasonografiche messe a punto sono servite a verificare proprio tutte queste scoperte. Grazie a queste tecniche è stato possibile studiare ancor meglio l’attività fetale, non solo del tatto ma anche degli altri sensi, e si è potuto notare già nel feto la presenza di alcuni riflessi neonatali, come la suzione non nutritiva o quella del pollice ed il riflesso di prensione. Si sono, inoltre, notate espressioni facciali, come il disgusto, la tristezza, la paura, e la gioia. Per concludere, è importante sottolineare quanto sia necessario porre attenzione allo sviluppo sensoriale embrionale e fetale, perché migliore è questo sviluppo e migliore sarà l’adattamento del neonato prima, e del bambino poi all’ambiente.

Carmen Giordano

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