Le favole aiutano a crescere

AFavole ccompagnare un bambino a letto è un’azione semplice e complicata allo stesso tempo, un’azione ripetitiva e rassicurante, ma molte volte incompleta.
È sera, si aiutano i bambini a lavarsi, ad indossare il pigiamino, ad infilarsi a letto, gli si rimboccano le coperte e gli si esclama: “Buona notte e sogni d’oro!”, poi si aspetta che il sonno faccia la sua comparsa in modo da poter ritornare alle proprie attività.
Ma quanti di noi iniziano a leggere o ad inventare delle favole?
È stato provato che l’abitudine di leggere una fiaba ai bambini per farli addormentare è sempre meno diffusa. Purtroppo i genitori sono sempre più assillati dal lavoro e dalle situazioni quotidiane ed i bambini sempre più fagocitati dalla televisione, da internet, dai videogiochi, dai telefonini e dai social network.
Il risultato è una minore:

  • comunicazione tra genitori e figli;

  • conoscenza di sé;

  • capacità di ascolto;

  • sviluppo psicologico ed emotivo;

  • fantasia ed immaginazione;

  • conoscenza della lingua ed una più lenta capacità di apprendimento.

Un bambino privato delle favole e del linguaggio per raccontarsi, è un bambino perso, incapace di sentire la propria presenza nel mondo delle relazioni. Il compito più complesso è crescere e nel crescere si ha bisogno di crearsi delle certezze, di sviluppare la creatività e l’autostima.
Le fiabe svolgono una funzione molto importante nell’organizzazione psichica del bambino e, servendosi del linguaggio della fantasia, rispondono a 5 esigenze fondamentali:

1)      conoscenza di se stesso;

2)      conoscenza del mondo;

3)      bisogno di sicurezza;

4)      problem solving;

5)      bisogno di fantasia ed immaginazione.

Il “C’era una volta……..” apre le porte su paesi lontani, su boschi o castelli incantati, ma il racconto assume tonalità diverse a seconda dell’età.
Da piccolissimi la comprensione delle parole è limitata. L’attenzione, allora, si soffermerà sulla voce narrante, che comunica tenerezza e sicurezza, sulle espressioni del volto, sul sorriso, sugli aspetti paraverbali e non verbali della comunicazione. Ciò aumenterà la capacità di ascolto e la concentrazione, favorendo lo sviluppo cognitivo.
Con la crescita, il ruolo della fiaba diventa più complesso. La trama adesso è ciò che acquisisce maggiore importanza, il bambino si focalizzerà su di essa e ne imparerà la morale: la vita è un percorso ad ostacoli e bisogna affrontarla con coraggio ed intelligenza, imparando a comportarsi secondo le “regole giuste”.
La caratterizzazione estrema dei personaggi, la presenza del buono e del cattivo, facilita l’identificazione “per simpatia” con l’eroe. Sarà proprio dall’eroe che il bambino imparerà che non è necessario rispondere con cattiveria alle cattiverie, ma che la pazienza, l’intelligenza e le virtù possono avere la meglio.
Le favole aiutano a riconoscere cosa è giusto e cosa è sbagliato, molto più della realtà che presenta maggiore complessità e sfaccettature.

Dall’agire degli eroi, inoltre, i bambini imparano ad affrontare le proprie paure e a distinguere i sentimenti negativi, come l’invidia, la rivalità, la prepotenza o l’ingiustizia, da quelli positivi dell’amore, dell’amicizia, della solidarietà, del rispetto per se stessi e per gli altri.
Le fiabe hanno sempre un lieto fine e questo insegna al bambino a essere fiducioso, a sperare e a pensare in positivo.
Una favola è l’occasione di ritornare liberamente ai sogni, ai desideri, alla reale conoscenza di sé.

Carmen Giordano

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