Parto … nel mondo

pancia mondoIl parto è un avvenimento faticoso, fisicamente e psicologicamente, a cui, però, le donne sembrano essere preparate in maniera istintiva e che va al di là di ogni etnia, lingua e nazione.
Ma se gravidanza e parto risultano uguali in ogni parte del mondo, sotto il profilo biologico, ciò che li differenzia è l’aspetto culturale.
In occidente, oggi giorno, gravidanza e parto sono caratterizzati da un massiccio utilizzo della tecnologia, che aiuta a tenere sotto controllo eventuali problematiche, ma se da un lato produce un senso di maggiore tranquillità nelle future madri, dall’altro può creare ansia ed apprensione, perché fa vivere la gravidanza come una continua verifica e attesa del responso in seguito ad ogni controllo. Tutto ciò sta rischiando di far perdere la parte più istintiva e naturale a questo importante evento della vita di ogni donna.
In altre parti del mondo, la gravidanza ed il parto sono vissute con maggior fatalismo e anche quando la tecnologia è presente, resta comunque marginale, consentendo ad ogni donna di affrontare il momento del parto con maggiore fiducia.
La posizione distesa o litotomica del parto è assunta in occidente nel tardo medio evo. Nasce come una moda delle classi ricche che vollero differenziare il modo di mettere al mondo i bambini da quello della plebe, che partoriva in posizione verticale. Nel 1600, inizia ad essere utilizzato il forcipe, che diviene, in breve tempo, uno degli strumenti più usati durante il parto e la posizione orizzontale ne facilita l’utilizzazione. La posizione litotomica viene, quindi, introdotta nel periodo dell’ostetricia medicalizzata, in quanto facilita gli operatori nell’assistenza al parto ed è ancora oggi il modo più comune per partorire.
La posizione verticale, che permette al bacino maggiore libertà di movimento, è preferita dalle donne di diverse culture.
Nelle Ande si partorisce in posizione verticale, ciò comporta minori sofferenze, sia per la donna che per il neonato. Questa posizione è più fisiologica e non c’è compressione dei vasi sanguigni. Per tutelare questo tipo di parto, il ministero della salute peruviano ha regolato con una normativa l’attuazione del parto verticale.
Le donne dell’America Latina e dell’Africa partoriscono sedute o accovacciate. Tale usanza è motivata dal fatto che il bambino appena nato tocchi la terra e ne riceva la sua accoglienza e la sua benedizione.
Anche in Olanda e nei paesi Scandinavi si partorisce sedute su uno sgabello, chiamato “sedia olandese”, che permette alla donna, nella fase espulsiva, di usufruire dell’aiuto della forza di gravità (che favorisce la discesa del bambino) durante le spinte e, allo stesso tempo, di essere sostenuta dal seggiolino.
In Zambia e Tanzania durante il parto le donne non urlano, ma vivono il dolore in maniera silenziosa, tornando subito dopo nel loro villaggio. In quei luoghi è l’istinto che regola il momento del parto, in quanto le donne già sanno cosa devono fare.
Anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sostiene: “Non è raccomandabile che la donna gravida sia posta nella posizione litotomica dorsale durante travaglio e parto. Il camminare durante il travaglio dovrebbe essere incoraggiato ed ogni donna deve decidere liberamente la posizione da adottare durante il parto”.
Varie sono, quindi, le posizioni adottate dalle donne nelle diverse epoche e nei diversi paesi del mondo
Sicuramente non ne esiste una che sia “perfetta”, se non quella in cui si trova più comoda la futura madre…

Carmen Giordano

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