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Piramidi di Montevecchia

Piramidi di Montevecchia - collina dei cipressi

Collina dei Cipressi – Foto di Fulvia Mazziotta e Gabriele Berteselli

Piramidi di Montevecchia – Quando sentiamo parlare di piramidi ognuno di noi pensa alle famose piramidi egiziane, in assoluto le più conosciute e studiate al mondo.
Ma non tutti sanno che oltre a queste piramidi, nel mondo ce ne sono molte altre, altrettanto belle, affascinpianti e misteriose. E pochi sono quelli che sanno, che anche qui in Italia, magari proprio a due passi da casa nostra, si trovano altrettante piramidi.
Fra queste le piramidi Lombarde che si trovano a circa 15 km da Lecco e 40 km da Milano, situate nella Val Curone, nel comune di Rovagnate, in provincia di Lecco (oggi Parco regionale di Montevecchia).
Queste magnifiche strutture, con base quadrata e alte circa tra i 40 e i 50 metri, comunemente chiamate le Piramidi di Montevecchia, sono state scoperte nel 2001 dall’architetto Vincenzo Di Gregorio durante una ricognizione aerea della zona.
Quella a sud, chiamata “Collina dei Cipressi” per la presenza sulla sua cima di dodici alberi di cipresso, presenta ben visibili su un lato, i gradoni scolpiti nella collina e sulla sua sommità è ben visibile anche un enorme masso di granito attorno al quale sono distribuiti alcuni dei dodici cipressi (di altri resta solo il tronco in quanto sono stati tagliati).
Quella al centro, chiamata anche “Belvedere Cereda”, si ipotizza che sia stata utilizzata come osservatorio astronomico dal popolo dei Celti intorno al 500 A.C. Sulla cima infatti, sono ancora presenti, due enormi blocchi di granito che non lascerebbero dubbi circa questa ipotesi.
Altri blocchi di granito si trovano lungo il sentiero che porta alla cima della piramide.
Essendo questa, una piramide priva di piante, sono ben visibili i terrazzamenti di cui è composta.
Sulla sua cima si trovano anche i resti di un muro costruito con pietre a secco e un blocco di granito, a testimonianza della presenza in questo luogo di un altare cerimoniale.
Quella ad est invece, è completamente ricoperta di vegetazione e quindi quasi irriconoscibile, ma una vista dall’alto della zona o dalla panoramica del paese di Montevecchia, risulta chiara la struttura piramidale di questa terza collina.
Gli studi effettuati su queste tre piramidi da Di Gregorio e riportati poi anche nel suo libro “Il Mistero delle Piramidi Lombarde” (Editore Fermento 2009), hanno evidenziato che esse hanno alcune caratteristiche in comune con le più famose Cheope, Kefren e Micerino della piana di Giza in Egitto.
Infatti, dai rilevamenti effettuati, l’architetto di Gregorio ha scoperto che, come quelle egiziane, anche le tre piramidi di Montevecchia sono allineate ad est e, anche se hanno dimensioni diverse rispetto alle più famose d’Egitto, sono come queste allineate alle tre stelle centrali della costellazione di Orione, posizionate e distanziate tra loro come a riprodurne lo stesso disegno sulla terra.

Piramidi di Montevecchia

           Piramide di Montevecchia – Foto di Luca Farina

Orione rappresenta per gli antichi Egizi il Dio Osiride, una divinità a cui erano molto devoti e che aveva il compito di accompagnare i defunti nel loro cammino verso l’aldilà.
Nasce spontaneo chiedersi come sia possibile, che in due luoghi così lontani tra loro (Cairo e Lecco), siano state costruite delle piramidi seguendo lo stesso disegno della medesima costellazione.
Coincidenza vuole, che anche in molti altri siti archeologici del mondo dove sono presenti piramidi, si è scoperto che coloro che le costruirono o modellarono avevano indubbiamente grandi conoscenze astronomiche, come ad esempio le piramidi di Sona in Bulgaria, Cochasquì in Equador, altri siti in Messico, quelle di Guimar in Spagna e molti altri ancora, Italia inclusa.
Unica differenza invece, tra le Piramidi di Montevecchia e quelle egiziane, è che queste ultime furono costruite portando rocce, mentre quelle di Montevecchia pare siano state costruite modellandole e quindi asportando rocce dalle colline, fino a dargli l’aspetto che noi tutti vediamo oggi.
Sempre secondo gli studi portati avanti da Di Gregorio, è evidente che le tre piramidi di Montevecchia furono costruite, come molte altre piramidi non solo in Italia ma nel mondo, modellando la roccia e su una di esse, essendo priva di alberi, sono anche bene evidenti i terrazzamenti e la piattaforma sulla cima piatta che la fa assomigliare molto, alla piramide del faraone Zoser nella necropoli di Saqqara in Egitto, una delle più antiche piramidi in assoluto.
Un altro aspetto curioso di queste tre piramidi è che hanno tutte gli angoli orientati con i quattro punti cardinali e le falde hanno un’inclinazione di 43/44 gradi (come alcune piramidi egiziane) ed è una cosa molto rara che in natura avvenga per una sola collina, figuriamoci addirittura per tre.
Tre colline con lo stesso angolo di pendenza e allineate allo stesso modo: quante probabilità ci sono che in natura si verifichi un caso simile?
In collaborazione anche con astronomi e astrofisici che hanno studiato con De Gregori le tre piramidi di Montevecchia, sono stati effettuati diversi studi e misurazioni e i risultati delle ricerche hanno portato a concludere che queste tre costruzioni sono dei santuari che venivano utilizzati per il calcolo dei cicli lunari e delle eclissi. Calcolo che era essenziale per la sopravvivenza delle popolazioni antiche che per sopravvivere coltivavano i campi.
Ma quanto antiche sono queste piramidi?
Di preciso non si sa ancora nulla, anche se, in questa zona, sono stati scoperti negli anni ’70 i resti umani più antichi finora scoperti in Lombardia. L’insediamento più antico scoperto pare sia risalente a circa 60.000 anni fa.
Ricordiamoci anche che a circa 80 km da Montevecchia si trovano le famose pitture rupestri della Val Camonica, che risalgono a circa 6.000 anni fa.
Considerando che i primi insediamenti di esseri umani che iniziarono a riunirsi in villaggi e a praticare l’agricoltura iniziarono a formarsi intorno al 5.000 – 4.000 A.C., ci si chiede chi avesse, migliaia di anni fa, conoscenze astronomiche così elevate da modellare queste parte montuosa in modo da disegnare le tre piramidi di Montevecchia.

Piramidi di Montevecchia - Altare sopra piramide

     Altare sopra la Piramide – Foto di Luca Farina

La storia ufficiale che da sempre ci insegnano a scuola, ci dice che né i celti e né i romani costruivano piramidi ed i celti, che arrivarono nella zona intorno al 1000 A.C. circa e che si trovarono già queste piramidi costruite, le riutilizzarono, proprio per il loro orientamento ad est, come centri astronomici, cerimoniali e religiosi.
Ma ci sono anche tracce dell’utilizzo di queste piramidi che risalgono a circa 5.000 anni fa solo che la storia ufficiale ci dice anche che prima dei celti non c’era nessuno (nessuno con conoscenze così elevate) e quindi, per non stravolgere anni e anni di studi errati sulla storia “ufficiale” antica del nostro mondo, risulta più semplice dire che le piramidi, sia queste che molte altre sparse per il mondo, sono di origine naturale e che non le ha costruite nessuno.
Tra il 2007 e il 2008, anche l’archeologa Gabriela Lukacs, assieme al suo compagno Nenad Djurdjevic, effettuò diversi studi sulle colline di Montevecchia e sul territorio circostante.
I risultati delle sue ricerche furono presentati ad una conferenza a Sarajevo nel 2008 e lasciarono tutti i partecipanti a bocca aperta.
Secondo le scoperte della Lukacs, l’area di Montevecchia forma come una specie di bacino circondato non da tre, ma da ben 7-9 piramidi.
Per ora però, non risulta siano state fatte ulteriori indagini in questo senso.
Un’altra ipotesi fatta invece, riguarda la possibile presenza, all’interno di queste tre piramidi, di camere nascoste come quelle presenti nelle piramidi egiziane e in altre piramidi sparse per il mondo.
Questa ipotesi è anche supportata dal fatto che nella piramide centrale sembra visibile, nascosta tra la vegetazione, una possibile apertura che lascia presagire che ci sia un ingresso anche se non sono stati fatti approfondimenti in merito.
Oltretutto, su un lato di questa collina, si trova un canneto molto rigoglioso che quindi, è certamente alimentato da una notevole riserva d’acqua presente sotto di esso.
Indagando nella zona sono state trovate anche tracce di una forma circolare che sembrerebbe proprio la forma di un pozzo.
Sempre secondo questa ipotesi, basata anche sul ritrovamento di alcuni pezzi di quarzo presenti su una roccia ritrovata qui (pezzi di quarzo che in natura si possono trovare solo in cavità profonde), il pozzo porterebbe ad una grotta sottostante presente all’interno della piramide.
Per ora ovviamente, calcoli e allineamenti astronomici a parte, sono tutte ipotesi visto che permessi per iniziare eventuali scavi di accertamento sulle tre presunte piramidi di Montevecchia sono stati finora stati negati.
Da sottolineare che questa è sempre stata una zona abbasta attiva in fatto di avvistamenti U.F.O.
E anche in questo caso va detto che, coincidenza vuole, in molti siti archeologici dove nel mondo si trovano piramidi o presunte tali, si verificano spesso intensi fenomeni di questo tipo.

Sabrina Stoppa

Articolo pubblicato sulla rivista “Misteri d’Italia” n° 12 di novembre 2016 Zona Franca Edizioni

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